ilariola_pastorale_americana

Un libro impegnativo, pesante, doloroso e semplicemente perfetto, ligio al maniacale perfezionismo di Philip Roth.  L’ho scelto per puro caso e per pura curiosità, per provare a leggere “uno dei più grandi scrittori contemporanei” ed erano tempi non sospetti, con l’autore ancora in vita, un paio d’anni dopo aver visto la versione cinematografica di Ewan McGregor.

La storia inizia con un flashback, e una rimpatriata del liceo, dove uno scrittore, amico di Jerry Levov, cerca di ricostruire la storia del ben più famoso fratello Seymour Levov, detto “lo Svedese”: l’emblema del perfetto eroe americano, campione in tutti gli sport nazionali, poi realizzato imprenditore presso la fabbrica di guanti del padre, marito di una donna bellissima, Dawn, e padre di un’adoratissima bambina, Merry.

Su di lui, però, si abbatte l’ombra di un doloroso e catastrofico fallimento: la figlia Merry, ribelle e riottosa, fortemente in conflitto con i genitori a causa della propria militanza politica, nel 1968 all’età di 16 anni si rende colpevole di aver fatto esplodere l’ufficio postale del loro paesino, nel New Jersey. Un atto sconsiderato, terroristico, a parere di tutti sicuramente istigato da terze persone: Merry di sua iniziativa non avrebbe mai fatto una cosa del genere.

Dopo l’attentato, la ragazza scompare e lo Svedese non vede più la luce: non passa giorno in cui non pensi a dove possa essere fuggita; viene contattato da Rita Cohen, una ragazza che lo imbroglia circa gli spostamenti della figlia e sotto ricatto riesce a estorcergli un’ingente somma di denaro.

A causa di quanto accaduto e della scomparsa di Merry, Dawn, la moglie dello Svedese, ha un tracollo psicologico e viene ricoverata in clinica per qualche tempo. Successivamente, Dawn rigetterà tutto quello che riguarda Merry e la cancella completamente dalla sua vita. Lo Svedese invece non si arrende, e addirittura riesce a ritrovarla, nel 1973, completamente cambiata e in condizioni misere, alloggiata in un edificio abbandonato a Newark.

Il finale è interrogativo, lascia appesi a un non detto e non ci svela cosa ne sarà di Merry, dello Svedese, e di Dawn: vero è che Seymour continuerà ad arrovellarsi e a pensare a tutti i propri sbagli e alle proprie responsabilità riguardo alla figlia.

Le descrizioni, il contesto storico minuziosamente descritto, gli ambienti e le atmosfere dell’America non più perfetta ai tempi della guerra del Vietnam: tutto questo riesce a trasmetterci l’autore fin dalle prime righe, impregnate di idealismo, di convinzione, di patriottismo. Le convinzioni e l’idealismo si sgretolano, attraverso la vita e le sofferenze di Seymour Levov.

Ogni personaggio è fortemente caratterizzato, soprattutto Merry, Dawn e lo Svedese stesso, ma anche le “comparse” come Rita Cohen, restano impresse nella mente talmente è preciso il loro ritratto.

Un libro bellissimo, intenso e impegnativo: ammetto che rileggerlo un’altra volta sarebbe forse un “eccesso di zelo” ma lo consiglio assolutamente, soprattutto agli appassionati di storia e letteratura americana.

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